Menhir del Sud delle Alpi archeologia rupestre in Svizzera

Archeologia rupestre Canton Ticino, Menhir, Cromlech nella Svizzera Italiana

Pietre della fertilita' (appunti)


Nelle prealpi, sopratutto nelle zone dlla cultura di golasecca, si trovano spesso le pietre della fertilità. Sono spesso pietre lisce, e venivano usate come scivoli per garantire la fertilità. Si trovano in genere vivino a massi coppellari, o vicino alle cappelle o chiesette dei villaggi piu' antichi. Le donne usavano "strusciarsi" o scivolare su queste piete ,o girare intorno alle pietre. Spesso queste pietre sono state inglobate nelle chiese per eliminare il culto pagano. 

Ma le pietre della fertilità si trovano un po' ovunque. In Germania vengono chiamate Brautstein (pietra della sposa), ed in Francia venivano chiamate glissade. 

 

Alcini nomi di queste pietre :

Pria scugente ( pietra scivolosa)

Pietra Lubricam

Roc d'la sguija

Scanna brag

sburr

Sass della Lissea

Roch d'la vita

 

Troviamo così traccia nel folklore locale di quella tradizione italiana delle “pocce lattaie” o “latte di grotta”, il liquido lattescente che, a causa dell’alto contenuto di carbonato di calcio, è estremamente simile al siero mammario femminile. Se dunque l’acqua macrocosmicamente è il sacro liquido della Mater che garantisce la fertilità, diventa di estrema importanza raccoglierla in piccole conche rituali che potremmo definire “Coppelle”. In moltissime aree neolitiche liguri sono state così ritrovate pietre con strane incisioni cuppelliformi o a forma di “U”, una rappresentazione schematica del toro, animale totemico della dea5, come sul Promontorio del Caprione, sul monte Beigua o a Monte Matto. Su quest’ultimo moltissimi sono stati i ritrovamenti di massi a forma di losanga6, geometria non casuale ma messa proprio in relazione all’organo genitale femminile, con sopra incise proprio delle piccole coppe, che sottolineerebbero l’idea esposta.
Se così la pietra rappresenta la figura femminile, l’incisione centrale è simbolo di prosperità, più essa è ricca dell’acqua che in essa si accumula e più è sacra e la coppella posta al centro della roccia indicherebbe così la “gravidanza” della mater. 
Identici significati sacrali hanno i piccoli canali di scolo scavati nella roccia le cui funzioni, scarsamente pratiche, hanno un importante carattere rituale come dimostrato in moltissime altre parti di Italia come in Basilicata, e precisamente a Rossano del Vaglio o ad Armento i cui santuari erano legati alla locale dea Mefitis.
Un esempio ligure potrebbe essere il sito del “Rifugio di Sant’Anna” ove, sul tetto è incisa una grondaia, le cui scarse finalità pratiche sicuramente la collegano ai rituali precedentemente esposti
7. Sempre nella zona, poi, molti sono le rocce che presentano incisioni cuppelliformi come su un masso di circa 20mq presente tra la sorgente e il corso d’acqua ivi presenti8. Anche il culto delle fonti sacre non è estraneo a questi luoghi. Ancora oggi, secondo le tradizioni popolari e contadine, l’acqua delle sorgenti o quella raccolta in piccole pozze carsiche ha notevoli poteri curativi tradizione che rimane ben salda anche quando alla sacra “coppella” viene sostituito il pozzo, simbolo religioso ma anche dagli importanti risvolti pratici dato che l’acqua in esso accumulata può garantire la sopravvivenza di una famiglia o del raccolto. Ed ecco che dobbiamo rifarci ad alcune tradizioni popolari, paradossalmente legate al Cristianesimo, per scoprire molti di questi sacri luoghi. 

pietre della fertilità, luoghi ove l’uomo cercava di propiziarsi la continuità della propria progenie con strani rituali apotropaici. L’idea era semplice, nell’immaginario popolare la pietra era considerata il priapos primordiale, l’elemento fallico maschile che, infisso nella terra, la rende fertile. In una visione microcosmica il primitivo immagina che, come il dio maschile rende fertile la terra attraverso la roccia, lo stesso poteva accadere per le donne del paese che, strisciando sopra questi sacri massi, si assicuravano la fertilità e la capacità procreativa16.
Da qui la tradizione degli
scivoli di fertilità, pietre levigatissime che ancora oggi possiamo incontrare in molti comuni d’Italia ove era usanza lasciarsi appunto scivolare e dunque strisciare i proprio organi sessuali alla ricerca di fecondità.

 



 

Alcuni scivoli della fertilita'

 A Bugnate,c'è un masso detto, Preia Batizaa. Sulla cima ci sono varie coppelle

 

 

 

 

 A Cranna, frazione di Omegna,c'è il masso chiamato Scanna Brag, anche questo masso era propiziatorio alla fertilità

 

 

 

San Zeno

Attraversando un comodo sentiero da Origlio si raggiunge il colle di San Zeno, dove, sopra i massi coppellari è stata eretta una chiesetta. Davanti alla chiesetta è ancora visibile uno scivolo della fertili†à ed a lato varie coppelle. 

appunti

http://www.daltramontoallalba.it/archeomitologia/megalitismoliguria.htm

Dove ( appunti)

A Malesco, nella pineta all’uscita del paese in direzione di Re, si trova un masso erratico in pietra ollare conosciuto come il “masso della fertilità”, dove evidenti tracce testimoniano l’uso come “scivolo”

Da Omegna verso il Monte Zuoli scivolo della fertilità

Vocaboli celtici della Gallia cisalpina

corna : Sasso, ciottolo, rupe, bress,

Cuch, coch : sasso piccolo tondo - cloch : sasso

Carn : roccia

Dolmen : tavola pietra

Galdin : sasso

Garof : mucchi di pietre

Garol : ciot†ølo

Gröna : Roccia, monte o dirupo sassoso

Grönn : rocce, cime sassose di monte

Locarno ( da lo(ch) - lago  corn -roccia

Navel : Vaso grande scavato nel sasso

Piaton : gran sasso grande

piöda : lastra di granito

Ploch : sasso

scalos :sasso

Saggio di vocabolario della Gallia Cisalpina e Celtico

 

 

Sasso spicco (

http://www.abbazie.com/laverna/sasso_spicco_it.html

Il passo della Verna, che si trova in corrispondenza del monte vero e proprio, chiamato Penna, è un affastellato di rocce del Miocene ricoperte da una foresta lussureggiante fatta di querce e faggi secolari; i pellegrini che, al contrario di noi vili peccatori, scelgono di percorrere l’erta a piedi, vi arrivano attraverso due sentieri dai nomi agli antipodi, ma sorprendenti. Il primo sentiero è noto come Bosco del Beato Giovanni, e si riferisce all’episodio che vide protagonista l’eremita Giovanni della Verna, il quale un mattino del 1518 vide la Madonna appollaiata su un faggio mentre cullava il bambin Gesù (nell’immagine a destra la scena illustrata da Jacopo Ligozzi nel 1612). Così quel faggio divenne sacro –lo sapevamo!–, mentre nelle adiacenze fu costruita una cappella per celebrare il lieto evento.

L’altro sentiero, che non vanta stranamente episodi rilevanti tramandati dalla tradizione francescana, è chiamato –e so quanto sia difficile crederci– il Bosco delle Fate[3]. Lo costellano alberi imponenti che troneggiano coi loro tronchi, testimoni di un passato che forse alla fine delle nostre ricerche riusciremo in parte a svelare.

http://www.bibrax.org/europa_arcaica/vernafatata.html

http://www.comune.chiusi-della-verna.ar.it/turismo/itinerari/itinerario1.asp 

appunti

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19168

Altre pietre della fertilità