Menhir del Sud delle Alpi archeologia rupestre in Svizzera

Archeologia rupestre Canton Ticino, Menhir, Cromlech nella Svizzera Italiana

Alfabeto di Lugano  litico arcaico

I

In Italia settentrionale furono scoperti  degli insediamenti che furono definiti celtici-gallo-liguri, in  zona dei laghi prealpini, in una regione che secondo alcuni testi inglesi fu chiamata Lepontia= Ll-pu-n-z = lepuntia  (Alpi Lepontine). Secondo l’interpretazione di alcune  iscrizioni  rupestri, datati intorno al V secolo  a.C., queste iscrizioni  furono  incise dai Leponzi, popolo alpino di origine ligure e furono individuati scritte  con l'alfabeto lepontico o di Lugano. (Lejeune 1971- Prosdocimi 1991). L’ area prealpina era già conosciuta nel Neolitico.  Conosciuta dall’abate Giani  come: la cultura di Golasecca, che si pone fra il VII e il V secolo a.C.. Dai reperti scoperti  ad Est del fiume Ticino,  emissario del Lago Maggiore.

 

Alfabeto di Lugano o Lepontico

Il termine "Lepontico", usato convenzionalmente, richiede alcune precisazioni.

I Leponzi erano una popolazione di origine Celtica che si era insediata nelle Alpi Centrali e di li si era diramata a nord verso le sorgenti del Rodano e del Reno e a sud verso il lago di Como e la Val d'Ossola. Melano con Rovio ( nel Canton Ticino) costituiva la capitale dei Leponzi dove sorgeva il Medhelanon. (I Medhelanon dei Celti erano centri religiosi, amministrativi, militari, commerciali, ecc. con la funzione di capitale, ma di fatto si presentavano come delle radure nel bosco: eventuali costruzioni erano precarie. Il relativo centro abitato poteva trovarsi nei pressi, talvolta era più lontano.)

Melano sta su un ramo del lago Ceresio, presso la strada che unisce Como a Lugano. Ad un miglio di distanza, in località Castelletto sui contrafforti del Monte Generoso, c’è un’area ellittica con asse minore in direzione N-NE, dove sorge un santuario mariano, (Madonna del Castelletto) che sembra tramandare la memoria un’antica radura dei Celti.

Pare sia sorto sull’importante Strada degli Scambi Commerciali che nel quinto secolo a.C. scendeva dai valichi alpini, passava per Como, raggiungeva Forcello (Mantova) e il porto di Spina.

Lungo questa Strada, transitavano i ricchi manufatti, diretti verso i Celti transalpini: i loro prìncipi erano i maggiori acquirenti dei bronzi etruschi e dei vasi attici.

Nel senso opposto viaggiavano le materie prime ed in particolare lo stagno, indispensabile per produrre le armi e gli altri oggetti di bronzo. Questi commerci raggiunsero l’apice nel quinto secolo e arricchirono anche le località di transito, come Como.

La strada cominciò a perdere interesse solo dopo gli eventi del quarto secolo, che alterarono profondamente l’aspetto geopolitico.

 

Le caratteristiche che accomunano Melano [TI] agli altri toponimi legati al nome Medhelanon:
  • Melano[TI] era ubicato su un importante percorso stradale
  • Si trattava di una radura di un bosco ai piedi del Monte Generoso, non lungi da un insediamento abitativo (Rovio) assieme al quale poteva costituire un’entità con funzione protourbana
  • Oggi (e presumibilmente da sempre) la radura nel bosco sulle pendici del Monte Generoso ha l’asse minore orientato a N-NE
  • L’insediamento (Rovio) ha fornito significativi reperti archeologici preromani
  • La radura, ovviamente, non ha lasciato documentazione archeologica, ma le leggende fiorite accanto al santuario mariano, fanno pensare a precedenti tradizioni. Il santuario della Madonna del Castelletto si presenta come un’istituzione cristiana edificata in contrapposizione ad una radicata forma di religiosità estranea al cristianesimo, perpetuatasi dai tempi più remoti fino al quindicesimo secolo.

 

dal sito

 

 

Il termine Lepontico (o "Leponzio") è stato esteso ad indicare la lingua e l'alfabeto delle iscrizioni preromane ritrovate in un raggio di circa 50 Km. intorno a Lugano (Svizzera) 

 

La stele di Todi con iscrizioni in Lepontico

Iscrizioni in Lepontico e latino sono state ritrovate  in Umbria

Stele di Todi del II secolo a.C

(Roma,Museo Gregoriano)

e monete con iscrizioni in alfabeto leponzio sono state ritrovate nella Gallia Narbonense e nel Norico, indicando così che la cultura dei Leponzi aveva una vasta diffusione.

 

Altre similitudini tra i Leponzi e gli Umri

Elmo di Giubiasco  

Elmo di  Filottrano

 

Recenti studi stanno cercando di rivalutare il ruolo che le popolazioni di origine celtica ebbero in Italia prima della fondazione di Roma: impresa assai ardua vista la mancanza di testimonianze scritte e la cancellazione di ogni memoria storica avvenuta prima ad opera dei romani e poi ad opera della chiesa.E' probabile che i Leponti abbiano seguito la via del ferro, che da Senigallia porta al Ternano. Molte parole dell'antico umbro sono di origine centro europee, come eisen che in umbro antico significava ferro, e che significa ferro anche in tedesco.

  

elmo di San Genesio

 

 Sito d'origine

La maggior parte dei ritrovamenti consiste in epigrafi contenenti testi in lingua celtica redatti in un alfabeto detto "di Lugano" o anche, a volte, "etrusco di tipo settentrionale".

L'importanza di questo alfabeto (presentato nella figura a fianco) è testimoniata dal suo secolare utilizzo, anche dopo la conquista romana. Dalle epigrafi risulta uno sviluppo in due fasi:

in una prima fase, risalente ai secoli VI-V a.C., esso era caratterizzato dal theta puntato e dal digamma (una "v") oltre che dalla lettera "A" tracciata come nell'alfabeto etrusco. Tale alfabeto è presentato nella colonna di sinistra della figura a fianco;

questi caratteri si perdono in una fase successiva (secoli III-I a.C.) in cui il leponzio fu usato per trascrivere il gallico.


Nella colonna centrale è presentata la traslitterazione in alfabeto corrente. Alcune note velocissime:

Le lettere K, T e P sono scritte in maiuscolo, perché il Lepontico non distingueva tra occlusiva sorda e sonora, per cui K può rappresentare "k" o "g", P può rappresentare "p" o "b", T può rappresentare "t" o "d";

la lettera ś (il "segno a farfalla") è la seconda sibilante del Lepontico (oltre alla "s");

si pensa che il segno relativo alla lettera "z" si debba leggere con un suono in area "d":

Ipotesi

Si  ipotizzata che le rune germaniche derivino dall'alfabeto Lepontico ( alfabeto di Lugano dei celti di golasecca), a sua volta derivava dall'etrusco.
I caratteri sono somiglianti, così come la scrittura "a ferro di cavallo".
Gli Etruschi avevano una notevole influenza commerciale anche in Lombardia. In questo modo hanno trasmesso il loro alfabeto ai Leponti.

I Germani hanno in seguito acquisito questo alfabeto sviluppandolo poi ulteriormente, tramite le migrazioni dei Cimbri e dei Teutoni.

 

foto dell'alfabeto da qui

Scritta Retica Lepontica

Pietra tombale con iscrizioni in retico o preitalico alpino conosciuto oggi come alfabeto lepontico in un primo luogo venne attribuita al nord-etrusco - (si legge da destra a sinistra): SLANIAL: VERKALA PALA e TISIVI o ticino (da una seconda interpretazione) : PIVOTIALVI :PALA - al centro in alto è ben chiara la figura di una pernice o fagiano , mentre a sinistra due segni un triangolo e una spirale abbozzata sotto un altra figura di un animale probabilmente un toro o un lupo anche le due C a sinistra della A non figurano una consonante perchè la C runica e retica era scritta con una K mentre la C celtica va pronunciata S - la frase posta fra due parallele rileva la tradizione retica dove la pietra venne rinvenuta risalente alla  tarda età del Ferro circa   300 a.C. - Retisches Museum Chur) foto Schweiz Landesmuseum Zurich
 

Altre notizie.....

 

La lingua delle popolazioni dell'età del Ferro nell'aerea della civiltà di Golasecca è conosciuta in modo molto frammentario, ed è stata classificata diversamente secondo gli autori e del progredire degli studi: ligure, celto-ligure, leponzia, celtica o gallica.

Il termine leponzio o lepontico è stato introdotto perché nel territorio del Cantone Ticino e della Valle dell'Ossola le fonti antiche riportarono la presenza del popolo dei Lepontii, il cui nome sopravvive in quello odierno della Val Leventina o (Lepontina). Le testimonianze dirette della lingua dei Lepontii e delle genti che secondo le fonti romane abitavano l'area della civiltà di Golasecca (Orobii o Oromobii, Laevi, Marici, Insubres) prima delle invasioni galliche, sono costituite dalle iscrizioni rinvenute su ceramiche o nel caso del Sotto Ceneri e di Como anche su pietra, redatte in un alfabeto derivato da quell'etrusco arcaico (alfabeto retico arcaico N.d. R.) .

Nell'alfabeto leponzio, denominato spesso anche alfabeto di Lugano, si possono riconoscere due fasi. La più antica risale al VI e V secolo a.C. e in questo periodo l'alfabeto comprendeva 19 lettere, che hanno caratteri tipici di un alfabeto etrusco arcaico. Sono presenti il segno del digamma (v), il theta circolare puntato e tre segni per la sibilante sorda: san a farfalla (s), sigma a tre tratti e sigma a quattro tratti (s). A differenza che nell'alfabeto etrusco è usata anche la vocale "o". Nell'alfabeto più tardo (II-I secolo a.C.= si osserva la scomparsa del digamma e del theta, mentre la A assume la forma di un digamma inclinato. Quando sia avvenuto il passaggio dell'uno all'altro alfabeto, non è ancora del tutto chiaro, poichè le iscrizioni databili al pieno IV e al III secolo a.C. sono estremamente rare. Dall'abitato protostorico dei dintorni di Como provengono oltre un centinaio di ceramiche iscritte databili al periodo G. (golasecchiano?) III A (V-inizi IV secolo a. C.), ma purtroppo quasi tutte mutile per lo stato frammentario di conservazione. Queste iscrizioni recano di norma nomi in caso nominativo (ad es. "alios" su un bicchiere di Civiglio) o genitivo (ad es. "plioiso" su due ciotole da Rondineto e da Camerano).

Si tratta quindi di iscrizioni di possesso. A volte i nomi sono abbreviati o con semplici lettere iniziali (ad es. "pe", "al") oppure con la notazione delle sole consonanti (ad.es. "prn" su una ciotola di Brunate). Dallo scavo di via Isonzo (area IAPC), proviene un frammento di ciotola con una serie alfabetica parziale, limitata alle prime tre lettere "a,e, v". In questo caso è evidente il valore magico e simbolico attribuito all'alfabeto da popolazioni in cui la scrittura era appannaggio di un gruppo molto ristretto della società.

(quì è palese il riferimento ai segni dell'alfabeto Retico dei Retii abitanti nella regione svizzera dei Grigioni confinante con il Cantone Ticino, ecco perchè viene anche detto l'alfabeto di Lugano, inoltre alcuni segni di tale alfabeto sono identici ai segni runici o Rune delle divinazione delle popolazione germaniche più o meno della stessa era e sempre incise su pietra).

Valore forse anche apotropaico, sottolineato dall'associazione con il numero tre. L'uso di segnare manufatti con le tre prime lettere dell'alfabeto è ampiamente attestato presso gli Etruschi, ma si trova per fino ad Atene in età geometrica . Al periodo G.III A (V secolo a.C.) risale anche l'importantissima iscrizione di Prestino incisa in una grafia esemplare su una trave di arenaria lunga 3,75 m., scoperta nel 1966 nel settore SW del abitato protostorico. A questa iscrizione sono da ricollegare per i caratteri paleografici altre iscrizioni su pietra, come una recentemente scoperta a Mezzovico CH nel Sotto Ceneri e quella di Vergiate (VA). La lingua di queste più antiche iscrizioni "leponzie" è concordemente ritenuta celtica dagli studiosi (M. Lejeune, A.L. Prosdocini, C. de Simone, G. Colonna). Si tratta di uno strato linguistico celtico pre-gallico, ovvero anteriore all'invasione gallica del 388 a.C. e dalle recenti ricerche individuato anche come una componente del ligure , che viene così a perdere il carattere sostanzialmente preindoeuropeo a lungo attribuitogli. Ligure e leponzio, quindi, quindi farebbero parte di un area linguistica caratteristica dell'Italia nord-occidentale da inserire nel più vasto quadro della famiglia delle lingue celtiche. Le iscrizioni leponzie più recenti, del I secolo a.C., mostrano le caratteristiche di una lingua gallica, certamente accentuate dagli intensi contatti e scambi culturali con le tribù galliche che hanno occupato la pianura padana. Ad es. il vaso a trottola di Ornavasso, databile al periodo LT D, si legge "Latumarai Sapsutaipe vinom nasom" da tradurre "Latumaro Sapsuteaque vinum Naxium". Latumaros è un nome gallico che significa "grande" la congiunzione -pe corrisponde al latino -que mostra il passaggio kw > p tipico del gallico continentale e dell-osco/umbro, a differenza del celtico insulare e del latino in cui permane l'originaria velare indoeuropea.

Raffaele De Marinis

Rune ed incisioni rupestri...

 

Le rune germaniche probabilmente derivano da una scrittura appartenente al gruppo delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale, derivato dall'alfabeto etrusco. Tale alfabeto è conosciuto solo attraverso alcune iscrizioni che furono scoperte nell'area alpina e prealpina. Scritture simili furono usate per il Lepontico, il Retico e il Venetico.

La parola runa è connessa ai concetti di "segreto" e "mistero" per alludere sia alla caratteristica di comunicazione silenziosa (la scrittura in sè), sia all'uso magico che se ne faceva .

E' anche possibile che le incisioni rupestri abbiano il valore di runa, ovvero non tanto in un alfabeto , ma in un segno di potenza di potenza. 

Curiosa è anche la storia dei Cimbri ( zona di Asiago)

La Storia mette in relazione la provenienza dei Cimbri dei Sette Comuni con la storia del popolo dei Cimbri, provenienti dallo Jütland in Danimarca, che emigrarono - primi tra tutti i popoli germanici - nella penisola italiana, ma furono sconfitti nel 101 a.C. dall'esercito romano di Mario. Uno sparuto numero di guerrieri Cimbri sarebbe sopravvissuto al "grande scontro" (grössen Stroach) e avrebbe trovato rifugio sulle montagne del Veneto. In questo modo si formarono i Sette Comuni (Siben Komoine) in provincia di Vicenza, per secoli Federazione indipendente, gli abitanti dei quali parlerebbero ancora l'antica lingua dei Cimbri appunto.>

La Festa dei Cimbri, che si tiene ancora nei pressi di Asiago, si chiama  Altazunna, che in lingua cimbrica significa “vecchio sole”, “antico sole”. Non sfuggirà, penso, a chi abbia un po' di dimestichezza con le lingue germaniche, l'assonanza con il tedesco “Alte Sonne”.

 

L'altare dei Reti a 2.700 metri

VAL DI PEIO - Una lastra di pietra utilizzata per il culto con un'iscrizione in caratteri etruschi, probabilmente adattati dalle locali genti retiche, è stata ritrovata a 2.700 metri di altitudine in una valletta laterale della Val di Peio. Incise nella pietra, sono visibili quattro lettere di una certa dimensione (15-20 centimetri di altezza) a formare la parola Asih, che sta per ara, altare. L'altare è databile fra il V secolo a.C. e il I dopo Cristo e non è isolato: altre pietre recanti iscrizioni meno visibili sono presenti sul sito, che si ipotizza legato al culto delle vette o delle acque, vista la presenza di laghetti e la relazione possibile con i massi coppellati nella zona. Si tratterebbe - l'affermazione attende conferma - dell'altare più alto scoperto finora in Europa.

Lo straordinario ritrovamento, assieme a varie incisioni rupestri e a decine di massi a coppelle (le incavature a forma di piccola coppa che si realizzavano come forma di preghiera e per attivare le forze della natura), è opera di Ausilio Priuli, il celebre archeologo camuno - scopritore di moltissime incisioni rupestri

La scrittura retica, la cui comparsa è collocata attorno al 500 a.C. presenta un forte influsso etrusco (se non una vera e propria derivazione).

Analizzando numerose iscrizioni rinvenute nel territorio retico, sono state distinte quattro varianti grafiche: gli alfabeti di Lugano, Sondrio-Valcamonica, Bolzano-Sanzeno e Magrè

Nel caso dell'alfabeto di Lugano è stata notata una parentela con il celtico. Per l'alfabeto di Bolzano-Sanzeno e Magrè è importante notare, come nell'Etrusco, l'assenza della lettera O. I Reti, sebbene con modalità diverse e più articolate, condivisero con i Venetici l'adozione dell'alfabeto etrusco. Un'ipotesi è che le lingue dei popoli retici avessero una base comune non indoeuropea, sulla quale si è innestato un ceppo di derivazione etrusca

Simboli rune

Algiz simboleggia la "Protezione"

Hagal simbolo della fede

Ger è il simbolo dello "Spirito Comune".

Heilszeichen o "simboli di Prosperità"

Triskel 

 

Tiwaz Dio della Guerra

Sieg è il simbolo della "Vittoria

Opfer rappresenta "L'Autosacrificio"

Eif rappresenta lo "Zelo e l'Entusiasmo"

 

Sonnenrad ( ruota del Sole)

Othala simbolo famiglia

Catalogo dei monumenti nel Canton Ticino ( pag.174)

I "separati"

Secondo un testo del 1772 " Della lingua de' primi abitatori dell' Italia " vien detto che ad oriente delle Alpi Pennine, vi erano i Leponzi , popolo che si è separato dai Taurisci e la probabile origine di Leponzi significa appunto, separati. 

 

Una versionesempre del 1772 che controverte al testo De lingua de' primi abitatori

Dell'antico stato d'Italia, ragionamento in cui si esamina l'opera

De' primi abitatori dell'Italia: opera postuma

 

Notizia dell'antico Piemonte Traspadano I Leponzi pagina 68 (1804)

Dalla tipografia Elvetica di Capolago, Libro sulla Storia della antica Liguria ( 1835)

Memorie per la storia di Ferrara ( 1790 )

La svizzera Italiana di Stefno Franscini